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DISEGNO, ARTI GRAFICHE, MATERIALI, ESPRESSIONI ARTISTICHE E CULTURA SU TUTTO CIO’ CHE E’ ARTE

  

Cosa significa disegnare

Partiamo dall’inizio: avete mai riflettuto su cosa significa disegnare?

Accademia Artistica cosa significa disegnare

Il gesto primario, quello più istintivo, che tutti facciamo, è quello di stringere le dita appena tocchiamo qualcosa. Impugnare la matita richiama quel gesto, insito nel nostro DNA

Sembra una domanda da poco, quasi da niente. Invece non lo è affatto.

Esattamente come produrre suoni, lasciare e tracciare segni è qualcosa di atavico, che fa parte del nostro corredo genetico, insito nel DNA e nello sviluppo dell’essere umano così come usare le mani, le dita. Gesticolare altro non è che tracciare segni nell’aria, per rafforzare il concetto. All’inizio, serviva ad esprimere concetti che a parole non si potevano esprimere. E ancora oggi, se vi immaginate in un paese straniero, del quale non conoscete lingua, usi o costumi, per esprimervi e cercare di farvi capire userete dei gesti. Mangiare, bere, dormire, medico... tutti gesti che intendono un concetto, un pensiero, qualcosa di concreto. Se in quel momento aveste qualcosa con cui tracciare un segno, ve ne servireste, perché certi tratti, certe idee, certe forme sono trasversali.

E nessuno pensa che, in quel momento, fareste gesti che sono gli stessi da millenni. Gli egizi scrivevano disegnando, ancora prima lo facevano i Sumeri. E prima ancora gli uomini preistorici. Quando il segno era necessità di vita era linguaggio. Ed era la prima forma di linguaggio. Le parole sono venute dopo, molto dopo.

Geroglifici egizi

Gli egizi avevano una scrittura che rappresentava un processo mentale complesso. L’immagine stilizzata evocava alla mente un soggetto, identificato tramite un suono, che poi veniva trascritto

Scrittura cuneiforme

All’origine più complessa, si sviluppò definendo e dettagliando la forma dei cunei, o chiodini. Una serie di segni grafici a tutti gli effetti.

Disco inviato nello spazio con la navicella Voyager

Spedita nello spazio profondo, in un viaggio apparentemente senza fine, la sonda Voyager porta con sé un disco d’oro, sul quale sono incise alcune informazioni sul genere umano. Queste informazioni sono presentate sotto forma di suoni e, appunto, immagini, cioè le primordiali forme di comunicazione fra esseri viventi

E con segni incisi su un disco d’oro, nel 1977, abbiamo inviato un messaggio nello spazio per eventuali amici extraterrestri...

Perché tutto questo?

Perché l’uomo non è nato come essere solitario. Non è nato per vivere da solo, esemplare a sé stante, ma altresì per stare in branco, con i suoi simili. E ha un bisogno estremo di comunicare. Una spinta fortissima, insopprimibile, un input incontestabile, che lo porta in ogni modo o maniera a cercare di dire qualcosa. E di cercare dei referenti a cui chiedere aiuto, e ai quali affidare le proprie speranze, i sogni e i desideri.

E per farlo, come prima cosa ha imparato a tracciare segni. E perfezionando questi segni e le tecniche per lasciarlo, ha creato il disegno. Perché disegnare è esprimere. Disegnare è raccontare, dire, parlare.

Accademia Artistica Arte preistorica Arte rupestre Lascaux

Sono le prima rappresentazioni strutturate e coordinate fra loro che l’uomo abbia mai creato. Raccontano scene di caccia, e sono la dimostrazione di come l’aggregazione dell’uomo in gruppi abbia contestualmente evidenziato il bisogno di comunicare, raccontare, condividere e tramandare, anche se allora questi termini non esistevano e quindi non avevano nessun significato cosciente

Oggi, nell’era virtuale informatica, noi che siamo agi albori delle nuove scoperte, che siamo i “primitivi” delle nuove ere, e che abbiamo vissuto il passaggio dalla lettera scritta con penna e calamaio alla e-mail, siamo prigionieri della tecnologia, ma anche isolati e chiusi in noi stessi. Continuiamo a condividere con una massa di persone un isolamento inarrestabile.

E disegnare è rientrare in possesso di noi stessi. Almeno un po’

Il disegno è nato prima della parola, anzi, il disegno è stato parole per molto tempo. E ancora oggi, come nel corso dei millenni, è sempre stato prima di tutto comunicazione. Sentimenti, slogan, messaggi cifrati, evoluzione…tutto è passato e passa tutt’ora dal disegno, e non c’è una sola riga, segno e tratto che non dica qualcosa o non nasconda un messaggio recondito.

La prova più evidente di questo, che tutti hanno visto almeno una volta, sono i disegni rupestri, sulle grotte, creati nelle grotte dagli uomini preistorici. L’esempio più semplice sono le impronte delle mani di quegli uomini, create appoggiando la mano alla parete rocciosa e sputandoci sopra del colore tenuto in bocca (se vogliamo, l’antenato dell’aerografo...). Tolta la mano, vi restava l’impronta in negativo.

Era una sorta di messaggio, come a dire “io sono, esisto”, rivolto a se stessi ma anche ad altri. Una presa di coscienza della propria esistenza, l’inizio dell’auto consapevolezza, che però determinava anche l’inizio della condivisone.

E questo vale anche per te che stai leggendo queste righe.

Accademia Artistica cosa significa disegnare

Le sagome delle mani impresse sulla roccia sono attualmente considerate come più antiche delle pitture murali rupestri. Specialmente in alcune località australiane e africane, si ritiene che esse siano la prima forma di attestazione grafica che gli uomini abbiano mai lasciato. La loro costruzione era semplice, ma già allora riprendeva il concetto che poi sarebbe stato alla base dei compressori e di tutte le forme di pistole a spruzzo. I nostri avi si mettevano in bocca il colorante, poggiavano la mano sul muro, e poi spruzzavano con forza...insomma, erano delle “bombolette spray” viventi.

Quindi: disegnando ti esprimi. E esprimendoti crei.

È importante comprendere questo concetto, perché non importa chi disegnerai o quante persone vedranno le tue opere. Anche se rimanessero chiuse in un cassetto, rappresenteranno comunque qualcosa che tu volevi esprimere, raccontare. Una linea continuativa sul ragionamento del “io esisto, sono” che si perpetua dalla notte dei tempi. E tutt’oggi è una attività manuale basica usata in tutte le comunicazioni visive e creative.

infatti, i disegni sono alla base di tutte le cose progettate e costruite e che fanno parte della vita dell'uomo. Ciò è motivato dal fatto che il disegno richiede riflessione, ragionamento, meditazione. Cercando di riprodurre, o di inventare, si destruttura qualsiasi pensiero od oggetto. E destrutturando si compenetra il significato, si capisce il funzionamento, si rivela l’essenza recondita delle cose.

Non a caso Leonardo da Vinci (ma non solo lui) disegnava e destrutturava (basti pensare ai disegni sull’anatomia umana) e pochi sanno che proprio attraverso il disegno Leonardo aveva sviluppato molte discipline (per esempio la prospettiva e la visione dei luoghi a vari gradi di lontananza), fra cui la botanica. Leonardo aveva disegnato fase per fase la crescita e la funzionalità di molte specie di piante, e nei suoi quadri riportava fedelmente questi arbusti non limitandosi ad accennarli ma disegnandoli “come natura insegna”.

Accademia Artistica Leonardo flora

Un esempio dell’accuratezza con la quale Leonardo studiava i suoi soggetti, di qualsiasi natura. Il grande studioso e artista comprese bene come tutte le forme viventi e gli oggetti meno interessanti abbiano insita in sé una struttura, e Leonardo cercava di capirla e compenetrarla. Poi inseriva questi studi, perfettamente eseguiti, all’interno dei suoi quadri.

Quando disegni qualcosa, sei assorbito dal processo necessario per disegnarlo; e ciò ti porta ad essere parte integrante di quello che vedi e ti porta a conoscerlo in ogni suo dettaglio.

Per questi motivi, affrontati qui superficialmente, si disegna. E sempre per questi motivi è importante capire come farlo bene.

Da dove si comincia a capire l’atto del disegnare? Facile: da un segno.

Abbiamo detto che anche solo un semplice tratto è importante, perché ci permette di condividere. Allora nasce l’esigenza di renderlo nel modo giusto.

Dato che disegnare, destrutturando il concetto, è tracciare dei segni, in realtà, come dicevano gli antichi, “tutto fa brodo”. In assoluto, tolto il sangue delle prede cacciate nella preistoria, lo strumento più antico della storia, usato per disegnare, è il tozzo di carbone, ovverossia, più generalmente, tutto ciò che una volta bruciato lascia un segno nero. Nei millenni le tecniche produttive si sono affinate e gli strumenti hanno raggiunto livelli di resa altissimi, ma sempre da “carbone” derivano.

È questa la base fondamentale e unica del disegnare: ricreare in maniera illusoria (perché raffigurate in una realtà bidimensionale) tutti questi valori. La creatività, il talento, l’esercizio, l’esperienza e i materiali scelti di volta in volta sono gli ingredienti per riuscire a ricomporre queste sensazioni illusorie rendendole tangibili.

E questo ci porta alla seconda voce, altrettanto importante: l’interpretazione dei segni.

Ognuno di noi, nel proprio cervello, ha un suo archivio di informazioni e di immagini. Nella maggioranza dei casi sono quelle che hanno anche gli altri, ma differiscono sempre un po’ le une dalla altre, perché vengono modificate e filtrate da ognuno secondo le proprie sensibilità. Ne consegue che ognuno di noi, vedendo il medesimo tratto, ne può ricavare un messaggio, una sensazione, una interpretazione similare a quella degli altri ma comunque unica.

Di conseguenza, disegnando, dobbiamo già avere in mente cosa vogliamo rappresentare e chi ne sarà il nostro fruitore ideale. Creare per sé stessi va benissimo, ma non ci dobbiamo arrabbiare se poi le nostre opere non vengono condivise nel modo adeguato o peggio ancora ignorate o classificate inguardabili. C’ è una scala di valori a cui attenersi, un “termometro” delle realizzazioni che può essere trascurato e non seguito ma che non possiamo ignorare. Fare una mano con sette dita è una nostra libertà, e può anche avere un significato profondo. Ma se disegnano solo per noi stessi, non dando sufficienti elementi per comprendere il messaggio, non possiamo dare la colpa ad altri se il messaggio non viene recepito e/o compreso correttamente.

Da qui la domanda: a che livello voglio imparare a disegnare?

Qui abbiamo la massima libertà di scelta. È possibile affrontare uno studio partendo da zero, per avere una formazione più completa, che magari verrà esercitata solo come passione per propria soddisfazione personale, oppure ritenere che serva solo una preparazione specifica, solo su alcuni aspetti artistici, o inerente solo a dei materiali, o specifici su uno strumento. Sei tu a decidere cosa ti serve. Noi possiamo consigliarti e darti un ventaglio di possibilità, ma solo tu sai cosa desideri, quale uso ne farai, con chi vorrai condividere ciò che fai.

Il disegno nasce dal capire, imparare, conoscere, comprendere ciò che abbiamo davanti. Disegnando, cioè creando, paradossalmente si destruttura il modello da raffigurare, qualunque esso sia, anche nell’arte astratta (che opera non per forme ma per concetti espressi attraverso le forme).

Il lato artistico è comune a tutti. Quante volte anche chi “non sa disegnare” ha tracciato uno schema, delle indicazioni stradali, un concetto o un simbolo? Tutti, più volte al giorno. Perfino gli scarabocchi e i ghirigori fatti mentre siamo al telefono parlano di noi, e sono una nostra espressione.

Chiunque è in grado di tenere una matita in mano e di tracciare segni. La bravura e il talento sono un’altra cosa, che è molto più scientifica e meno astratta di quel che si creda. Sono elementi che hanno bisogno di studio, allenamento, studio, allenamento e cosi via, per poter crescere e esprimersi al meglio. Sono come piante che possono crescere rigogliose o seccare. Ma non esiste terreno talmente secco da non permettere che niente vi cresca. Per quanto arido sia, c’è sempre la possibilità che qualcosa attecchisca e nasca. Si tratta solo di provarci.

Quindi valutare se si può aspirare a diventare maestri dipende solo dal provarci, dalla motivazione che ci muove e dalle aspettative che ognuno di noi si pone. Oggi si tende a fare tutto da soli, anche a perdonare i propri errori e a darsi la sufficienza, e non solo nell’ambito artistico. Ma lo studio, l’esercizio e il confronto fanno bene, permettono di sviluppare uno stile, una propria personalità… e a raggiungere risultati importanti.

Però l’arte, il disegno e ogni altra forma di espressione artistica sono strumenti accessibili a tutti. E quindi la motivazione prima deve essere la propria felicità, il proprio star bene, e la propria soddisfazione. Se ciò che facciamo raggiunge questo livello di emozioni allora è sicuramente un’ottima opera. Se invece l’insoddisfazione persiste, allora non bisogna demoralizzarsi, ma perseverare. Il nostro cervello dice che possiamo fare di più e meglio, e allora è meglio seguire i suoi consigli.

Quindi capire cosa non ci soddisfa, cosa vogliamo davvero, e studiare, rubando ogni segreto e ogni trucco che ci aiuti a coprire il cammino fino alla meta.

Andrea Colore

 

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