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Il pastello di Maurice Quentin de La Tour Ritratto di Madame de Pompadour

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Il pastello di Maurice Quentin de La Tour Ritratto di Madame de Pompadour

L’uomo si sedette, sospirando

Nel suo laboratorio, pieno di una confusione reale e creativo fino all’esasperazione, laddove regnava il caos più totale, lui cercava l’ordine, la calma…la solitudine

La perfezione

La luce dai grandi finestroni entrava copiosa, e quasi lo disturbava. Non che amasse lavorare in penombra, questo no, ma era difficile trovare la posizione giusta perché i colori riflettessero la giusta tonalità. E con così tanta luce, doveva spostare spesso tutta la struttura, perché fosse sempre nella posizione illuminata migliore. Ed era una faticaccia, di quelle vere. Ma andava fatta: il lavoro era importantissimo, ma la committente era di un valore assoluto

D’altra parte, lui veniva cercato proprio per questo: i suoi ritratti, i suoi lavori, facevano parlare tutta la Francia, e a corte lui era ospite frequente. Anche se non sempre di sua spontanea volontà: era tutto un cercarlo, il tempo poco, la tensione alta, il riposo nullo.

Soffriva di una nevrotica forma della ricerca della perfezione. Della procedura perfetta, del passo più in là, del livello più alto. Nessuna sapeva se esistesse, e di cosa fosse fatto. Era nella sua mente, e tanto bastava.

Aveva rovinato tanti lavori, per sperimentare e ricercare, ma altrettanti capolavori aveva prodotto. E la sua ricerca continuava, così come crescevano la sua bravura e la sua fama. A ventitré anni aveva già percorso molto cammina, ed era già ricco e famoso. Poteva permettersi di scegliere già a quella giovane età

Adesso, a 48 anni, era indiscutibilmente riconosciuto come “il re del pastello”. Ma a lui non bastava

Sapeva che stava giocando con il fuoco, ma la fiamma dell’arte che aveva dentro era molto più potente, forte, inarrestabile. Era un incendio. E non poteva saziarsi, estinguersi nei piccoli formati. Lui aveva bisogno di sazi più ampi, della pergamena, o della seta, o della pergamena più seta…lui ragionava, elaborava, provava, costruiva, animo irrequieto, arso dalla sete della conoscenza, divorato dalla fame di sapere.

Voleva padroneggiare quella tecnica, e anzi…ne voleva fare la forma d’arte primaria per la ritrattistica

Aveva cercato di fissare il pastello per renderlo resistente come l'olio (il fissaggio del pastello è stato fatto con lacche o vernici: colpisce sempre "il fiore del pastello", la sua superficie opaca che cattura la luce). Il suo meticoloso perfezionismo, e la sua ricerca, oggi avevano portato successi ma anche tanti fallimenti e sprechi, con molti ritratti danneggiati. Non importava.

Maniaco del dettaglio fino all’esasperazione, si consumava in un torcersi perenne. Di più. Di più…voleva di più. Non trovava pace.

Ma era pur sempre vero che lui era Maurice Quentin de La Tour, artista munifico e prolifico, tanto geniale e unico nella sua maestria quanto stravagante nella persona e nell’abbigliamento

E lei.. lei… lei era tanto potente, quanto bella, quanto esigente , pignola e capricciosa. Non volete niente di meno che la mano di dio, l’ispirazione divina…e lui sapeva di essere l’uomo giusto. Niente e nessuno lo avrebbero distolto dai suoi propositi e dalle sue convinzioni. Perfino il re, che aveva osato entrare nel suo studio proprio mentre lavorava al ritratto della sua favorita, aveva dovuto inchinarsi alla ferrea volontà dell’artista. Avevano fatto un patto, all’accettazione del lavoro: mentre stava lavorando, nessuno doveva entrare nel laboratorio. La porta “doveva rimanere chiusa”.

Aveva infranto il patto, il Re, ed era entrato per vedere come procedevano le cose. Lui aveva, con rispetto ma fermo, fatto presente la situazione: i patti erano chiari, le parole anche. “La sua porta doveva restare chiusa”. Il re aveva riso, chiosato, invitandolo a continuare.

Per tutta risposta, lui aveva abbandonato il lavoro, si era spogliato ed era andato a rivestirsi, borbottando fra sé e sé pieno di risentimento. E non aveva ripreso se non quando il re, il re in persona, se ne era andato.

Era solo un misero uomo, d’accordo, ma un divino artista, pienotto di sé e perfettamente consapevole dei suoi mezzi. In fondo, cosciente della sua forza, nelle difficoltà un po' trovava il piacere della sfida. Si gongolava, senza darlo a vedere, e procedeva piano, attento, timoroso, ma sicuro di farcela e con una esaltazione creativa che non era furore, ma poesia assoluta, amore totale, sviscerato.

Non esisteva altro.

E talentuoso genio senza paragoni. Aveva superato tutti i suoi maestri. Era tutta la vita che disegnava e dipingeva, avendo iniziato fin da piccolo, già sui banchi di scuola. La predisposizione era evidente, anche se non produceva bene (“Non sai ancora né dipingere né disegnare, ma sei un genio, un talento incredibile” gli avevano ripetuto, il che era tutto dire) e l’aveva sempre seguita, assecondata, coltivandola con passione

E non aveva mai smesso. Spesso, per i suoi ritratti faceva molte versioni, applicando metodicamente una serie di regole di inquadratura, illuminazione e composizione, e alla fine erano tanto opere maestose quanto quelle finali

Già la preparazione del supporto era stata complicata e laboriosa. Aveva fatto varie prove, su varie misure, e alla fine aveva scelto di creare un supporto composto da otto fogli blu incollati su tavola, e preparati

Fortunatamente, il vero lavoro d posa lo aveva svolto per il viso. Il resto avrebbe potuto farlo con comodo, anche con altre figuranti, solo per sfondo, arredi e soprattutto il vestito

Già, il vestito… aveva scelto uno dei suoi migliori, Jeanne-Antoinette Lenormant d’Étiolles, marchesa di Pompadour (1721-1764), che voleva rinnovare e trasmettere la sua immagine. Desiderava proporsi come donna di gusto raffinato, protettrice delle arti, artista lei stessa e sensibile alle nuove idee promulgate dall’Illuminismo. E quel vestito era proprio la sfida che voleva: una prova impossibile, per la tecnica che amava, per i suoi pastelli

Ma adatta a lui

I suoi pensieri furono interrotti. Il portone si aprì, i valletti entrarono, e dietro di loro Madame De Pompadour nel suo vestito ampio e sfolgorante. Lui si inchinò, come faceva sempre, e con un gesto elegante le indicò la seduta. Lei si accomodò, e lui iniziò il meticolosissimo lavoro di sistemazione di ogni singolo particolare, dalla punta della scarpa alla piega del volant.

Dopo il lungo lavorare, si allontanò, studiò la scena, fece piccole modifiche, allontanandosi ogni volta, e poi finalmente, soddisfatto, si sedette alla sua postazione.

Chiuse gli occhi, respirò a fondo, liberò la mente, e chiarificò la vista. Immaginò che i suoi occhi non avessero mai visto nulla fino ad allora, persi in una cecità perenne. E che aprendoli, quel vestito sarebbe stata la prima e unica cosa che avrebbe visto in vita sua.

Sentì il suo cuore rallentare i battiti, e concentrò tutto il suo sentire ne braccio e nella mano.

Prese il pastello…

…e il pastello esplose in un canto di storia, di poesia, perfezione e immortalità

Marcel Quentin de La Tour, il “Re del pastello”, aveva iniziato a comporre, e a cambiare il mondo della storia dell’arte

Ritratto di Madame de Pompadour

Pastello

Parigi, Louvre

1752 - 1755

cm. 175 x 128

 

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